Ballero sempre con noi

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Di Luciana Rota – Foto di Andrea Vezzosi

Il 7 febbraio 2013, tre anni dopo la tragica scomparsa di Franco Ballerini, Casaluidi raduna studenti, ragazzi, professori, dirigenti, amici e Popolo del Ciclismo. Per ricordare il CT di tutti. Con una festa. Che sembra Natale.

Sembra Natale anche se accade di febbraio. Sembra il giorno del suo compleanno (era a dicembre). Ma anche Pasqua. Fa un freddo cane a Casalguidi, eppure potrebbe essere un pomeriggio a Ferragosto. E’ la vigilia del Mondiale (che arriverà, qui) ma a settembre. Sei in una hall dell’hotel della Nazionale di ciclismo. E invece è una palestra con i ragazzi delle scuole medie Fermi di Casalguidi. Senti il vocio della conferenza stampa post tappa, al Giro d’Italia. E invece c’è sì Marco Pastonesi, ma intervista i ragazzi. Nel parcheggio c’è l’ammiraglia della Fantini Vini-Selle Italia di Luca Scinto. Ma non parte per una corsa. Arrivano tutti sorridenti, prima dell’allenamento invernale, due dei suoi ragazzi del team Sono Proni e Hulsmans. Pronti a filosofeggiare sulla “sensazione di libertà che solo il ciclismo mi sa dare” (Alessandro Proni, ciclista professionista).

3Senti quel profumo di olio canforato sulle gambe dei corridori della Sanremo. Ma c’è anche Franchino Vita col motore acceso e il cappellino viola Fiorentina che ti aspetta fuori. Per andare in Chiesa a pregare insieme. Hai attorno la folla gentile della partenza di una corsa. Del Tour. Delle Classiche. Ma ad animarla sta volta sono professori, amici, genitori, voci e disegni appesi alle pareti. La scritta è uno striscione continuo: Ballero Sempre con noi.

Ti vedi sul ciglio della strada tiepida del Laigueglia (che sta per arrivare), stanno per passare in auto anche Luigi e Franco, il Ballero, lo sposo della sua figliola Sabrina. E’ tappa e passaggio dei corridori. E’ pane e ciclismo alle corse. Invece no, Luigi c’è ma anche lui è in palestra, è uno dei sorrisi. Della festa. Che continua in compagnia di tutti e di un bicchiere di buon Chianti con una fiorentina all’osso che non trovi da nessuna parte. “Se non dalla Maria di Cantagrillo, quando nel ’36 bistecca minestra e frutta ti costavano 4 lire. Che bontà!” (Alfredo Martini).

La festa è toscana. Di Casalguidi. Ma anche di Cantagrillo. Di Serravalle Pistoiese, lassù, sulla collina un po’ snob, che ti sta a guardare. Poi c’è la salita del San Baronto. Dove punta il tetto della sua casa: Villa Ballero.

1La festa è semplice e di valore, con la Santa Messa delle 17,30 poco dopo la chiusura del cimitero, dove vai accompagnata di buon passo da Martine mentre fuma Camel Light a rullo, lei, amica di sempre del Ballero, due Roubaix vinte all’attivo. Come special fan. La festa e non i monumenti, come vuole Sabrina e Luigi, più che suocero un padre: per il Ballero. E i Bardelli. Luca, Andrea, la Jessica, Giuliano e famiglia che di cognome fa Quaranta.

Ti senti di loro. Di Casa…l…guidi. Che è Casa…Ballero. Che organizza. Raduna. Chiama attorno amici. Popolo del ciclismo. Per incidere nel cuore di tutti quel “Ballero sempre con noi” a dare speranza. Adesso più di sempre. “Senza lacrime o monumenti. Voglio sorrisi. Franco vuole così. E ragazzi intorno” (Sabrina Ballerini).
La festa la fanno a scuola, i ragazzi diretti dal professor Mazzinghi nelle acrobazie e giochi con le bici. Tutto fila liscio come un copione rodatissimo, messo in scena da una piccola squadra locale dove si moltiplicano come replicanti i Bardella, ma anche l’elegante Fabio Caramelli, il meccanico più elegante del pianeta. E’ il Ballero Special Team. E su in tribuna e giù nel parterre, 300 sorrisi, cappellini, disegni, rumori. Di ragazzi. La festa.

In palestra rimbomba tutto. Anche il cuore che cerchi di tenere a bada. Qualcuno evita incroci di sguardi. La regola è commuoversi poco e non farsi vedere. Che è festa. Di sport. Di giochi. Di bicicletta. Non si deve perdere tempo. Il programma è il programma. La “mini eroica” la vince una Graziella azzurra e tricolore che emoziona anche il Grande Saggio: “Il ciclismo è sempre stato vicino al suo Paese, al Tricolore e questa bici è un simbolo, guardate quanto azzurro fra le scritte delle sue corse” (Alfredo Martini). Ci sono tutte le vittorie. E’ una Graziella bella da impazzire. La esibisce Matteo: un Ballero ragazzino, il piccolo della famiglia, piccolo si fa per dire, con una testa di capelli al vento così. In prima fila siede anche Gian Marco, il maggiore della nuova leva dei Ballerini: taglia e taglio da calciatore (e piedi buoni, si sa): “Ma sai che ultimamente in bici ci vado. E mi piace anche”, quasi per scusarsi.

4Brera e Guareschi da leggere sul copione di Andrea Dani, in regia pure lui. Gli studenti ci tengono a fare bella figura. Poi il quiz meccanico, i giochi, la riparazione della gomma. Lo slalom. Arriva anche la lezione di storia, quella che inchioda tutti al silenzio sacro di professor Alfredo Martini. “Vedete il ciclismo è il numero uno delle discipline sportive. Ed è stato vicino alle vicende del nostro Paese. Pensate che nel 1946 Cottur entrò nella storia della Corsa Rosa per la sua vittoria a Trieste, città contesa (la Jugoslavia di Tito). I corridori prima di arrivare in città vennero accolti dai contestatori che tiravano le pietre. Gli organizzatori volevano annullare l’arrivo di tappa ma il gruppo e la gente non accettarono. Decisero di arrivare. In testa a tutti il gruppetto guidato da Cottur, il vincitore di tappa”. Applauso. E di nuovo la festa. C’è anche il bike trial coi fratelli Iacoponi. Moderno surplace adrenalinico. Divertimento e musica a manetta. Foto dai cellulari. Anche al tavolo dirigenziale ci si diverte. Se ti ci trovi per sbaglio, le foto ti vengono tutte al contrario. Ma forse è voluto. Dal Ballero. Che dirige ancora lui la scena.

E’ il 7 febbraio 2013, tre anni dopo la tragedia.

E’ il cittì di tutti che guida la passione, l’entusiasmo di tutti. Dei suoi ragazzi. Di Matteo e Gian Marco, di Jacopo, di Andrea, di Luca. Che si chiaman tutti allo stesso modo da queste parti! A Casalguidi-Cantagrillo. Numerosi fratelli e figli del ct. Il CT di tutti. Dei corridori, dei genitori, dello sport e della gente. “Un cittì che neanche il Papa… potrebbe fare come lui” (Luca Scinto, Il Pitone, amico compagno di squadra, suo azzurro a Zolder).

2Un cittì che “da corridore era così pignolo e determinato come nessuno. Sapeva fiutare il risultato. E andava a prenderselo. Come con le sue Roubaix” (Fabrizio Fabbri, suo diesse). “L’uomo che ci ha dato tanto ed è presente-futuro il suo verbo, i suoi valori” (Daniela Isetti, vicepresidente FCI). “Ballero che ha riacceso la passione del ciclismo in un territorio che è sempre stato del ciclismo. E sarebbe strano che il Mondiale di Toscana non passasse da qui” (Patrizio Mungai, il sindaco).

“Franco che voleva questo: una festa e un approccio di valore. Per crescere bene, con tutte le cose al posto giusto: la scuola, lo sport, i valori” (Andrea Dani, presidente del Comitato Amici di Franco Ballerini).

La festa è una tagliata di pizza da Il Grillo. A Cantagrillo. Si parla di calcio e di ciclismo. E poi tutti a nanna presto. Casalguidi è silenziosa come sempre. Riflette. Su consigli, parole, sorrisi e preghiere. La più bella arriva dai suoi ragazzi: piccole flotte di juniores guidati da Andrea Bardelli del team Fosco Bessi. E la Polisportiva Milleluci. E i ragazzi dell’atletica. E dintorni. Che vanno in Chiesa anche di giovedì pomeriggio. E sembra di buon grado. Qualcuno di loro si sta già allenando per la Piccola Roubaix che si correrà a fine luglio. E ci vuole classe: “Nun la si vince facilmente su quello sterrato”.

6Giovani speranze che pedalano e pregano sulle orme del Ballero: “Padre Santo, ho corso e giocato tutto il giorno; mi sono allenato e nel cuore avevo il desiderio di vincere. Davanti a te, questa sera, mi sento stanco, ma in pace. Ti prego per chi ha corso con me, per tutti quegli amici che non corrono più perché delusi. Padre, aiutami a saper accettare i miei limiti, a saper gioire per le vittorie dei miei amici. Fa che non dimentichi mai che ci sono altri traguardi nella vota per i quali vale la pena di correre con lealtà, tenendo il passo del più debole. Alimenta la “fiaccola” del mio sperare senza riserve”.

Sorride Don Franco di Vecchiano. Uno di loro. Che dietro alla canonica ha tutta la raccolta delle Gazzette dal 1946. Dio e ciclismo. Sorride come tutti. Sorriso di Ballero. Sempre con noi.