Quando Casalini se ne andò sul Grappa e Merckx lasciò fare

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imageCornocchio di Golese, un nome che solo a immaginarlo sembra uscito dal libro di Pinocchio. Invece è un grumo di case a un tiro di schioppo da Parma. Da lì veniva Emilio Casalini. Una vita da gregario, ma di quelli buoni, che non ti tradiscono mai e che, se cambi squadra, ti segue, come un ombra, anche a costo di pedalare gratis o quasi. Così Adorni lo volle con sé, ma non solo, quasi lo impose al Giro del ‘68. Ci stava il fatto dello stesso ceppo emiliano, della fedeltà, dell’amicizia, dell’allenarsi insieme nelle giornate nebbiose fra il Taro e la Parma, dove l’orizzonte, se guardi verso il Po, è sempre piatto.

Casalini correva bene, ma aveva la disgrazia di non eccellere in nulla. Destino che ti segna e che ti porta d’amblé a far parte della lunga schiera dei gregari, dei ‘portatori d’acqua’, di coloro che vedono il primo a mani alzate, ma da lontano, dal fondo del gruppo. Per questo l’esploit di Casalini sul Monte Grappa fece meraviglia, come un soldatino senza nome che si avventura fra le linee del nemico per guadagnarsi la pacca sulle spalle dal suo capitano. Il giro del ’68 è una corsa patriottica. Ricorre il cinquantesimo della vittoria sul Piave e, quando si arriva nel Veneto, le tappe sono memoria da spartire assieme, ma la corsa ha già il suo generale e non c’è spazio per la truppa. Si chiama Eddy Merckx e, guarda caso, sta nella stessa squadra di Casalini e di Adorni. La Faema, una grande armata. Si dice che in quel Giro Adorni facesse da attendente al belga, incontenibile ed esagerato nel dimostrarsi forte. Vittorio lo ammoniva, gli consigliava di dosare le forze, soprattutto di non umiliare gli avversari che non è nello stile di un vero campione. Compito difficile per uno che passerà alla storia come il ‘cannibale’!

Decima tappa, Trento – Monte Grappa, 136 chilometri, pochi per risvegliare l’appetito, ma una bella salita nel mezzo, la Croce di Sommo, e il patriottico Grappa come ciliegina sulla torta. Stranamente il gruppo si spacca in tre. Davanti Merckx, Adorni e Gimondi, a metà Dancelli maglia rosa, Zilioli e Bitossi, dietro Motta e Altig… che se le suonano di santa ragione. E pensare che doveva essere la corsa della pace, invece è un rigurgito della Grande Guerra. Il forte teutonico contro il piccolo italiano. Altig è incazzato perché Motta si fa spingere, da tutti, dai compagni e dal pubblico. Allora gli si piazza sul coppino per impedirgli di accettare ogni gesto antisportivo. Motta non apprezza e scarta di lato, frena di colpo, poi riparte, fa a zig-zag. Dispetti da bimbetti. Alla fine Motta finisce per terra, non si sa come. Niente di grave. Multe comminate: 5000 lire al Toro di Mannheim, 5000 lire a Motta “per slancio da mezzi motorizzati”. Intanto Casalini se l’è svignata. C’è chi giura che non l’ha fatto apposta. C’era un traguardo volante, uno di quelli che assegnano salami e fiaschi di vino, e allora ci ha provato. E poi si sa come vanno le cose. Sono in tre, con Capodivento e Campagnari, e via andare. Dai! Tengono la salita. Schermata 2017-02-28 alle 19.03.08

Nel complesso ci tengono a vivere la loro giornata di gloria. Casalini ne ha di più e sulle rampe un po’ più severe del Grappa prende strada. Nel gruppo scaramucce di poco conto. Adorni se la gode, Merckx lascia fare – dopotutto è uno dei suoi che se la gioca – ma non mancherà di infilare sul finale qualche spillo nella pelle degli avversari. Quando ormai Casalini è sicuro vincitore, il belga allunga e taglia il traguardo una manciata di secondi su tutti. Dancelli soffre ma conserva la maglia. Durerà ancora poco, ahimé. Il giorno dopo sarà la tremenda tappa delle Tre Cime di Lavaredo, uno dei capolavori del Cannibale. Di Casalini si persero subito le tracce. Come un segugio fedele seguirà Adorni alla Scic. Si prenderà un’altra tappa al Giro di Sardegna per poi finire la carriera al seguito di Gimondi. Un’onorata carriera, un onore al merito.

PS – Emilio Casalini, intervistato dal Giornale di Vicenza nel 2013, ebbe a dichiarare: «Merckx mordeva il freno perché avrebbe voluto prendere la maglia rosa e non poteva muoversi, dato che io ero della sua squadra. Scattò all’ultimo chilometro, quando ormai avevo la vittoria al sicuro. Merckx era arrabbiatissimo, fosse stato per lui non avrei fatto molta strada. Adorni lo tranquillizzava dicendogli che si sarebbe rifatto sulle Tre Cime. E fu così».

(albano marcarini© Cycle! 2017)

Il Giro d’Italia del centenario transiterà sul Monte Grappa durante la ventesima tappa, da Pordenone ad Asiago di 190 km.

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