Sanremo 1907/1954: com’era bello in due sotto l’ombrello!

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Tour de France 2016, nona tappa. Piove a dirotto. Un corridore arriva sul traguardo pedalando sotto un ombrello. Si chiama Jarlinson Pantano. Mai vista una cosa così ridicola! Non è proprio così. Srotoliamo un pezzetto di storia del ciclismo. Milano-Sanremo 1907, la prima in assoluto. Accadde una scenetta simile anche se l’involontario protagonista, Giovanni Rossignoli si comportò in modo più decoroso. Esistono, per la verità, anche corridori che fecero peggio, come il cosiddetto ‘gesto dell’ombrello’ di un certo Pirazzi al Giro d’Italia 2014. Ma queste sono altre storie e forse meno nobili. Per cui torniamo a Rossignoli.

La gara era partita alla Conca Fallata, secondo alcuni alle 4 e 30, secondo altri alle 5 e 18 o, ancora, alle 5 e 28 del mattino. In ogni caso ore indecenti per iniziare una gara ciclistica, ma allora era così: i chilometri da percorrere erano tanti, le strade simili a grattugie, le biciclette pesanti come cancelli. Se si voleva arrivare entro sera era necessario dare il via all’alba. Anche prima se il tempo metteva al peggio e pioveva. Come quel giorno. A Pavia si mostra la grigia luce del mattino. La madre del pavese Rossignoli, in ansia per la salute del figlio, indossa una vestaglia, scende da casa, si fa largo fra la folla che attende il passaggio dei corridori. Al momento giusto, scorge Giovanni, si fa avanti e, meglio di un addetto al rifornimento, gli rifila un ombrello. Il ragazzo si ferma bruscamente e spiega paziente alla madre che non è possibile e neppure produttivo pedalare tenendo in mano il manico di un parapioggia aperto. Cuore di mamma! Rossignoli ha ragione, quell’arnese, come dice l’etimo latino da ‘umbra’, serve a proteggersi dal sole non dalla pioggia, anche se dubito che sul momento abbia usato una così dotta giustificazione.

Petit Breton, corse la Sanremo coi colori della Bianchi.
Petit Breton, corse la Sanremo coi colori della Bianchi.

La prima Sanremo è passata alla storia per il tempo inclemente, per lo scarso numero di partecipanti (33), l’ancor più ridotto numero di classificati all’arrivo (14), per la lotta fra Garrigou, Gerbi e Petit-Breton, per l’astuta ‘combine’ fra questi due ultimi, decisi a far fuori colui che era reputato il più forte velocista del momento. Di Gustave Garrigou, accasato presso Peugeot, si sapeva poco e si temeva molto per le sue ambivalenti doti di passista e sprinter. Petit-Breton era l’asso francese, detentore del record dell’ora con 41 km e 100 metri. Sarà vincitore del Tour in quell’anno e nel successivo.

Gerbi, il ‘diavolo rosso’ era il nostro campione, a cui la Bianchi, casa per cui correva, aveva garantito uno stipendio a chilometro: 2,50 lire ogni 1000 metri di gara. A Petit-Breton però, ben 15 lire a chilometro, in caso di vittoria. I corridori sono formichine in fila indiana che faticano a mantenere l’equilibrio sulla fanghiglia della strada. E nell’oscuro paesino di Pozzolo, detto appunto Formigaro, Gerbi decide che è ora di andarsene. La formichina rossa prende il largo. Passa il Turchino con 3 minuti di vantaggio, ma a Savona si fa raggiungere da Garrigou. Si vocifera che negli ultimi chilometri il francese si sia fatto ‘tirare’ da alcuni ‘allenatori’ savonesi, fatto peraltro normale a quei tempi. Gerbi da formica si trasforma in volpe. Non collabora perché sa che alle spalle c’è Petit-Breton, compagno di squadra nella Bianchi. In due possono tendere una buona trappola al forte Gustave, premesso che chiunque di loro avesse vinto si sarebbero divisi,

Gustave Garrigou, danneggiato da Gerbi allo sprint
Gustave Garrigou, danneggiato da Gerbi allo sprint

da buoni amici, il ricco premio in denaro. I tre marciano assieme per tutta la Riviera. In vista di Sanremo Petit
Breton mostra un’invidiabile freschezza e aumenta la velocità. In quei tempi gli sprint si svolgevano in modo diverso da oggi. Non c’era lo scatto improvviso a pochi metri dal traguardo, ma un’impressionante progressione di velocità che poteva iniziare anche uno o due chilometri prima. Si trattava di sfiancare l’avversario sulla resistenza. Gerbi sa di non poter competere, ma soprattutto pensa che in caso di vittoria il premio destinato a Petit Breton, anche se diviso a metà, sarebbe comunque molto di più del suo e veste, allora, il ruolo del guastafeste. Sul corso Cavallotti, a poche decine di metri dall’arrivo, scarta di proposito sulla destra e chiude Garrigou che sbanda pericolosamente. Alcuni giurano che per trattenerlo Gerbi avesse preso per il collo il transalpino. Petit Breton passa e vince. Sono trascorse 11 ore dalla partenza di Milano.

Il desiderio degli organizzatori della prima Sanremo di vedere in gara un qualificato numero di corridori stranieri potè dirsi soddisfatto e la rivincita per l’anno successivo garantita. Cinque giorni dopo, la giuria declassa Gerbi per evidente scorrettezza LATILLA GINO e DUO FASANO-Sotto l'ombrello(14-01-54)nei confronti di Garrigou.

Rossignoli, senza ombrello, si classifica dodicesimo. Bisognerà aspettare quasi 50 anni per rivedere un ombrello a Sanremo. Festival del 1954, Gino Latilla e il Duo Fasano entrano in finale con il motivetto ‘Sotto l’ombrello’.

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